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Storia

L'origine di Ceva e l'epoca Romana

Non vi è alcun dubbio che l'origine di Ceva sia anteriore alla dominazione romana, dato il sito che occupa vi è la probabilità che costituisse già un importante centro di zona fin da quell'epoca remota. Da Ceva deriva il nome del torrente Cevetta ( piemontese delle Langhe Zuetta), che dall'epoca romana sarebbe stato Cevetula, contratto poi nell'alto medioevo in Cevetla, da cui Cevetta. La sua antica pronuncia sarebbe perció un diminutivo di Ceva e significherebbe piccola Ceva, cosí sarebbe stato chiamato il sobborgo ad oriente e sulla riva destra del corso d'acqua che lo separa dalla città stessa e che costituisce quello che si chiama attualmente borgo della Luna. A causa della posizione di Ceva tra due fiumi ( Tanaro e Cevetta) e quindi a secoli di inondazioni non ci sono pervenuti fino ad oggi resti di primaria importanza dell'epoca romana; un tempo si narrava peró di piccoli resti di minor rilievo quali ad esempio la tradizione che la cappella di Sant'Andrea alla Torretta fosse stata costruita sul luogo dove già sorgeva un tempio dedicato a una divinità pagana e precisamente ad Apollo. Con l'epoca romana in questa zona abbiamo molti conflitti contro le popolazioni e tribú liguri, tra i piú celebri ricordiamo quello del 173 a.C, con il console Marco Popilio Lenate che assalí gli Statielli, una popolazione di Liguri che si dice che non avessero mai preso le armi contro i romani.

Invasioni

Con l'invasione dei barbari, naturalmente anche Ceva avrà incontrato la sorte di pressochè tutte le altre città dell'italia settentrionale: saccheggi, devastazioni, incendi e rovine. E' possibile che la nostra zona, se non già prima, abbia subito una grave devastazione dai Goti di Alarico nel 402, quando furono sconfitti da Stilicone durante i giorni pasqua. Secondo il Ferrua molte città tra cui Ceva furono strate orribilmente devastate verso il 570 quando Alboino re dei Longobardi prese e devastó tutta l' italia eccetto le città in riva al mare. L' invasione dei Saraceni nella val Tanaro e le devastazioni da loro compiute risultano da molti documenti. Il territorio della Langa venne addirittura denominato il Guasto o Vasto, cioè la regione che piú orribilmente fu devastata. Ceva deve aver ripreso vita poco a poco, molto lentamente in quanto dobbiamo arrivare fino al 1000 per ritrovarla menzionata in qualche documento. Dell'epoca romana a Ceva era rimasto pressochè soltanto il nome. Talmente le invasioni dei barbari e poi dei saraceni, hanno distrutto nella nostra zona ogni vestigio, archivio e documento scritto e imbarbarite le popolazioni. Forse dall'epoca dei Saraceni in poi, i nostri paesi ben difficilmente ebbero da attraversare un periodo cosí triste come quello dei rivoluzionari francesi, specialmente nell'aprile 1796 e poi in seguito fin verso il 1803. Dopo le vittorie di Napoleone a Montenotte, a Dego , a Cosseria e nei dintorni di Millesimo, il generale della sua quarta divisione Sèrurier, che occupava Ormea e Garessio, si muove per assalire dalla parte dell'alta val Tanaro il trincerato di Ceva. Egli ordina a al suo generale di Rusca di avanzare verso Ceva e chiese alla città l'approvvigionamento dei suoi soldati e 8000 franchi e risparmió il saccheggio. Poi Napoleone giunse a Ceva prima si mezzogiorno del 20 aprile, proveniente da Saliceto, passando da Priero. Percorse a cavallo col suo stato maggiore la contrada principale della città e verso sera si recó presso il castello del marchese Damiano Pallavicino per poi passarci la notte. Il 25 maggio del 1799 ricomparvero i francesi al comando del generale Grouchy col proposito di impadronirsi del forte. Questo si accampó sull'altura del sobborgo della Torretta e di la cominció a bombardare il forte. Il duello tra l'artiglieria francese e austriaca del forte duró alcuni giorni durante i quali il generale francese mandó parecchie intimidazioni di resa alla guarnigione della fortezza ma nulla avendo potuto ottenere, finalmente se ne andó.

Il marchesato

La fondazione del Marchesato di Ceva si puó attribuite circa al 1134 il quale allora comprendeva anche quello di Clavesana e dei dintorni ma anche la Contea di Albenga . Questo nacque dalla spartizione tra sette marchesi del Marchesato di Savona di Bonifacio di Savona e del Guasto tra cui quello di Ceva, era stato costituito da Guglielmo figlio e successore di Anselmo. Agli Aleramici succedettero in Ceva i Pallavicino, un'antica ed insigne famiglia marchionale, diramata poi in varie linee, la quale troviamo già menzionata fin dal secolo X. Il Piú antico personaggio di essa, che si conosca e quindi considerato come il suo capostipite, è Adalberto Pallavicino che trovatosi già nominato col titolo di marchese in un placito celebrato probabilmente a Ravenna nel 996 alla presenza dell'imperatore Ottone III.

Gli Statuti e il Saggio codice Penale e Civile

Dopo aver fatto numerose concessioni ai Cebani, i marchesi (discendenti del Nano), nel 1357 concedettero gli Statuti. Questi vennero successivamente messi per iscritti in latino e furono stampati a Torino nel 1586, dei quali una copia è conservata nella Biblioteca Reale di Torino. A titolo di esempio riportiamo qui alcuni di questi statuti.
-Se qualcuno romperà o schioderà la serratura di qualche bottega, paghi lire 50, o perda un membro della sua persona cioè un piede o una mano.
-A nessuno è permesso di entrare o di uscire dal castello o dal capoluogo (villa) di Ceva, se non dalle porte, sotto pena di 10 soldi al giorno e chi non puó pagare sia fustigato a terra.
-E' vietato introdurre in Ceva vino straniero sotto pena del bando di lire 25 e la perdita del vino, dei barili e delle bestie che lo trasportavano.
-E' vietato prendere del fuoco o dei pruni dai fornai senza il consenso del fornaio; o di portare fuoco o pruni accesi scoperti.

Disastrose inondazioni

La piú celebre inondazione che colpi Ceva e la sua zona è quella risalente al 6 luglio 1584 provocata dal Cevetta e dai suoi affluenti. Un anonimo ci informa che in quel giorno fu tale lo straripamento delle acque per l'eccezionale quantità di acqua precipitata, che il torrente Cevetta, essendo uscito dal suo alveo, nello spazio di tre ore inondó tutta la città. Demolí gran parte delle mura, dei ponti, delle case e delle chiese e distrusse dalle fondamenta uno dei sobborghi piú alti e popolati della città chiamato di San Giovanni e in seguito chiamato della Luna sterminando miseramente una quantità immensa di persone con i loro averi. Un'altra disastrosa inondazione colpi Ceva il 13 gennaio 1610 che distrusse il ponte in pietra a dodici arcate e furono distrutti 120 edifici; il giorno seguente la quantità delle acque aumentó ancora e abbattè gran parte della parte bassa della città e la chiesa di San Salvatore. Si pensa che vi abbiano perso la vita piú di 1500 persone. Abbiamo un'altro grosso straripamento del Tanaro verso il 1796 che allagó interamente la pianura del Broglio e si dice inoltre che sradicó e fece scomparire per sempre anche il patibolo delle forche a cui era ancora appeso il cadavere del condannato. Infine l'ultima inondazione che riportiamo è quella che colpí la città di Ceva durante la notte tra il 6 e il 7 novembre del 1994 che inondó gran parte del centro abitato e provocó numerosissimi danni primo tra tutti la distruzione della celeberrima passerella il ferro sul fiume Tanaro la cui ricostruzione è stata basata su antiche fotografie e sul progetto originale che in parte era andato perduto. Altra grave perdita fu quella del monumento ai caduti in piazza d'Armi che in parte fu subito recuperato e la parte rimante fu miracolosamente scoperta in un banco di sabbia, poco lontano dalla piazza, durante i lavori di costruzione del nuovo ponte della Catalana.

 


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