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-Carlo Marenco-
1800-1846
Il
drammaturgo Carlo Marenco nacque nel maggio 1800 in
provincia di Pavia, era però nativo di Poggi Santo Spirito.
Fù però portato a Ceva ancora bambino. Avviato agli studi,
fece rapidi progressi e all'età di soli dieci anni fu
ammesso alla classe retorica. Intraprese la carriera
giuridica e a 18 anni conseguì la laurea in legge presso
l'Università di Torino. Trovò però la vita del foro non
confacente alla suo carattere e perciò si dedicò con ardore
allo studio dei classici italiani e soprattutto tragici. A
soli ventuno anni nel 1821, esordì con la sua prima
tragedia: "Il levita di Efraim" al quale seguirono: "Bondelmonte
e gli Amidei" (1827), presentato al Teatro Carignano di
Torino, " Corso Donati", "La Pia dei Tolomei", "L'Arrigo" e
molti altre. Egli componev a
le sue tragedie a Ceva, nel silenzio del suo studio e ne
traeva ispirazione nell'aria fresca del mattino con lunghe
passeggiate sulle sponde del Tanaro. Le tragedie del Marenco
furono molto lodate da A. Manzoni, S. Sismondi, Tommaseo e
da Pellico. Fuori dall'Italia era tenuto in molta
considerazione, specialmente da A. Dumas, Eugenio Scribe e
Victor Hugo. Fu
sindaco di Ceva e tra l'altro si deve a lui la solida
pavimentazione a larghe lastre di pietra dei portici e della
via principale nel 1841. Insignito dell'onorificenza
dell'ordine equestre di Savoia, nel 1843 fu nominato
consigliere dell'Intendenza generale di Savona, nel quale
ufficio si spense immaturamente tre anni appresso il
20 settembre del 1846. La sua salma fu trasportata a Ceva e
fu tumulata nella chiesa mortuaria di Sant'Agostino . La
città intitolò a suo nome il Teatro e la via principale.

-Il conte Ludovico
Sauli- d'Igliano-
1787-1874
Emerse per
meriti letterari e per i servizi, quali ambasciatore e
plenipotenziario,resi al Re di Sardegna. Senatore del Regno,
nel 1860, patrocinò in parlamento comunicazioni ferroviarie
tra Torino e il mare, tra cui la Torino-Savona, l'attuale
linea lungo la Riviera di ponente e una Torino-Garessio-mare.
Scrisse, tra l'altro "Le reminiscenze della propria vita"
ove sono espresse idee e fatti, visti con spiriti originali,
ma moderato, sugli avvenimenti che portarono all'unità
d'Italia. Ultimo della sua famiglia si spense a Ceva all'età
di 87 anni, il 25 settembre del 1874. Tre giorni dopo
venne inaugurato l'ultimo tratto della ferrovia
Torino-Savona, per la quale costruzione, il conte si era
tanto adoperato.

-Giuseppe Galliano-
1846-1896

Il tenente
colonnello Giuseppe Galliano nacque a Vicoforte il 27
settembre del 1846 ma dato che la sua famiglia si trasferì
in seguito a Ceva, è da questa considerato come suo
cittadino. Fece le sue prime armi nella guerra contro
l'Austria nel 1846. Avendo chiesto ed ottenuto di partire
volontario per l'Abissinia, alla testa del terzo battaglione
di ascari combatte valorosamente nella battaglia di Agordat,
contro i dervisci, meritando la medaglia d'oro, ebbe una
parte principale nel combattimento contro ras Mangascià a
Coatit (13-14 gennaio 1895). Nella guerra di Abissinia
del 1895 Galliano fu lasciato a difesa del forte
improvvisato a Makallè, circondato da numerose schiere di
Abissini. Dopo eroica difesa, ridotto agli estremi deciso di
far saltare il forte e di perirvi fra le rovine ( solo dopo
aver ricevuto un ordine superiore). Ma si arrese con onore
delle armi e la libertà di ritornare al suo esercito ma poco
dopo scomparve eroicamente nella disastrosa battaglia di
Abba Garina contro le forze nettamente superiori
dell'imperatore d'Etiopia Menelik II. L'eroica figura di
Galliano fu decorata di una seconda medaglia d'oro, inoltre
Ceva gli dedicò la caserma degli alpini e nel 1899 un
artistico monumento in bronzo.

-Attilio Momigliano-
1883-1952
Insigne
critico e storico della letteratura italiana, il Momigliano
nacque a Ceva nel 1883, nel 1905 si laurea in lettere presso
l'Università di Torino dove fu discepolo de Arturo Graf.
Inizialmente insegnò per vari anni presso le scuole medie
fino ad ottenere la cattedra di letteratura italiana presso
l'Università di Catania, Pisa e Firenze. Come critico, è
autore di numerosi saggi su quasi tutti ipiù illustri
prosatori e poeti della letteratura italiana e specialmente
sull'Ariosto, il Goldoni e il Manzoni. Commentò pure le
poesie del Foscolo e la Divina Commedia. Sono notevoli anche
le sue opere: "Storia della letteratura italiana dalle
origni ai giorni nostri" e "Antologia della letteratura
italiana". Si spense a Firenze nel 1952.
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